Sono sei i multati dall’istituto di vigilanza lo scorso luglio, per violazione delle regole di trasparenza verso gli assicurati e per il mancato rispetto dell’obbligo di separazione patrimoniale.
L’Isvap ha sanzionato sei intermediari con multe che vanno da 1.000 euro a 10.000 euro. Nel dettaglio, l’istituto di vigilanza ha comminato una sanzione pari a 3.333 euro alla società di brokeraggio L’altro Broker srl, con sede a Castelfranco Veneto (Treviso), per violazione delle regole di diligenza, correttezza e trasparenza nei confronti di un assicurato (ordinanza n.2731/12 del 25 luglio 2012). Per l’intermediario iscritto in sezione e) del Rui Alberto Rodia la multa è di 10.000 euro (ordinanza n. 2602/12 del 16 luglio 2012)
Sempre per mancato rispetto delle regole di diligenza, correttezza e trasparenza nei confronti degli assicurati in tre occasioni è stata sanzionata con 3.000 euro Teresa Bernardi, che opera in provincia di Roma (ordinanza n.2736/12 del 26 luglio 2012). Per la stessa violazione, perpetrata in 75 occasioni, è stato sanzionato con 75.000 euro Antonio Consiglio, broker di Catania (ordinanza n. 2738/12 del 26 luglio 2012).
Per il mancato rispetto dell’obbligo di separazione patrimoniale l’Isvap ha sanzionato con 1.000 euro la Prime Services sas di Pelosi Sergio e C., con sede ad Avellino (ordinanza n. 2733/12 del 25 luglio 2012), e la Zgf consulenze assicurative sas di Gobbato Franco & C. (ordinanza n. 2737/12 del 26 luglio 2012).
Redazione – Intermedia Channel
Ultima modifica il Martedì, 11 Settembre 2012 15:03
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La coperta previdenziale, già corta alla luce delle diverse riforme che si sono succedute, potrebbe rivelarsi ulteriormente ridotta dalla recessione economica che incide sulla rivalutazione dei contributi versati e sul coefficiente di trasformazione in rendita. È quindi importante attrezzarsi per costruire una pensione di scorta. Ecco i passi da seguire.
1. Avere chiaro l’obiettivo. Al di là del check-up pensionistico teso alla quantificazione prospettica e probabilistica del gap che si genererà tra pensione pubblica e ultima retribuzione è opportuno immaginare quale sia lo stile di vita che si vorrebbe adottare dopo l’addio al lavoro. Da questa determinazione deriva l’analisi dei bisogni futuri.
2. Pianificare i risparmi. Il risparmiare per la pensione deve conciliarsi con i piani di investimento finalizzati all’acquisto dell’abitazione, al finanziamento del ciclo di studi dei figli, alla gestione della liquidità. Bisogna quantificare le risorse finanziarie che si possono destinare al fine previdenziale e con quale frequenza si può contribuire aiia costruzione della pensione integrativa.
3. Il tempo è fondamentale. Rinviare il momento dell’adesione alla previdenza complementare ha costi precisi: per i lavoratori dipendenti si rinuncia implicitamente alla contribuzione del datore di lavoro (la media è di circa l’1,2% della retribuzione annua lorda) che su archi temporali ampi ha un effetto tutt’altro che irrilevante. Per i lavoratori bisogna poi tener conto dei mancati rendimenti prodotti dai mercati finanziari e il non usufruire dei vantaggi fiscali.
4. Come procedere. La strategia previdenziale non si estrinseca nell’adesione a un singolo prodotto ma in un atteggiamento, il finalizzare il proprio risparmio all’obiettivo pensionistico attraverso la costruzione di un vero e proprio portafoglio combinato di più veicoli di carattere finanziario e assicurativo. Un buon suggerimento può essere quello di considerare i fondi pensione o i pip come la soluzione tesa a evitare il rischio di sopravvivere, cioè al proprio reddito.
5. Ottimizzare la fiscalità. È importante trarre il massimo beneficio dal trattamento fiscale delle diverse soluzioni adottabili. La previdenza integrativa classica (fondi pensione e pip) gode della deducibilità dei contributi versati entro il tetto annuo di 5.164,57 euro, della tassazione ridotta all’11% dei rendimenti e per incentivare le lunghe permanenze le prestazioni sono tassate con imposta sostitutiva del 15% che si riduce dello 0,3% per ogni anno di permanenza superiore al 15esimo fino a una aliquota minima del 9%.
6. Come investire per la pensione. La finalità finanziaria di un prodotto previdenziale è la crescita protetta e costante dei versamenti in un’ottica di lungo perìodo. È importante allora prima di tutto acquistare la necessaria consapevolezza che non è un rendimento annuale che determina la bravura di un gestore quanto piuttosto una serie periodica di performance. Occorre poi diversificare adeguatamente il proprio portafoglio come scudo efficace soprattutto nel lungo periodo. Va poi bilanciata sapientemente l’esposizione azionaria in considerazione del periodo di potenziale adesione; in particolare la teoria suggerisce l’adozione del cosiddetto modello life cycle: investire prevalentemente in equity a inizio carriera per poi passare gradatamente ai bond al progredire dell’età anagrafica. In età prossima al pensionamento si suggerisce poi di approdare su lidi tranquilli di ordine monetario o con minimo garantito.
7. Monitorare il portafoglio. Il percorso pensionistico integrativo non si esaurisce con l’adesione ma è un processo continuo che deve accompagnare il risparmiatore per tutta la vita.
Autore: Carlo Giuro – Milano Finanza (Estratto articolo originale)
Ultima modifica il Giovedì, 23 Agosto 2012 05:59
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C’è poco di che stare allegri: è vero che nel 2010 le truffe nel settore Rca sono scese, ma si tratta pur sempre di numeri non degni di un Paese civile. Due anni fa (questi gli ultimi dati disponibili), infatti, sono stati rilevati 69.763 sinistri fraudolenti, pari al 2,3% di tutti quelli accaduti e denunciati nell’anno stesso (nel 2009 ne erano stati accertati 81.040, pari al 2,55% del totale). Sono statistiche che l’Ania (la Confindustria delle Assicurazioni) ha appena fornito, basandosi a sua volta sui numeri dell’Isvap (l’Istituto che vigila sulle Assicurazioni).
QUAL È IL PROBLEMA – Se nel 2009 si era registrato un incremento, il fenomeno ha invece mostrato nel 2010 un’inversione di tendenza in tutte le aree geografiche. Il fatto è che queste statistiche riguardano solo le truffe scoperte dalle Imprese attraverso i limitati mezzi che possono impiegare per contrastare tale fenomeno. Stando a una recente stima dell’Ania, il vero numero di rimborsi gonfiati è di circa 350.000 l’anno (grosso modo il 10% dei sinistri annuali), per risarcimenti complessivi di 1,5 miliardi di euro. Comunque, secondo i dati ufficiali, l’Italia settentrionale, anche nel 2010, è la zona del Paese dove si registrano meno sinistri connessi con episodi fraudolenti: l’incidenza dei sinistri con frode è stata pari a 0,84% (era 0,93% nel 2009). In particolare, il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia registrano il decremento più elevato (rispettivamente da 0,81% a 0,65% e da 0,40% a 0,32%), seguite da Trentino-Alto Adige (da 0,40% a 0,33%) e Liguria (da 1,68% a 1,47%). La Liguria si conferma la Regione del Nord con l’incidenza di sinistri con frode più elevata, mentre la Valle d’Aosta quella con l’incidenza più bassa d’Italia (pari a 0,29%).
GUAIO SUD – In lieve diminuzione la percentuale di frodi registrata nell’Italia meridionale (da 6,79% a 6,55%) che continua però a detenere il primato dei sinistri connessi con comportamenti fraudolenti. La Campania è la Regione che presenta l’incidenza di tali sinistri più elevata d’Italia (pari a 9,58%), pur in miglioramento rispetto all’anno precedente (era 9,96% nel 2009). In particolare, Caserta e Napoli rimangono le città in cui il fenomeno è più grave (l’incidenza è pari rispettivamente al 12,38% e al 10,91%). Anche in Puglia il fenomeno si è ridotto lievemente (da 6,27% a 5,93%) con Foggia, Taranto e Brindisi le città dove il numero dei sinistri con frode accertata è più elevato. In Molise, il numero dei sinistri con frode accertata si è più che raddoppiato (da 172 a 378). E anche così si spiegano le tariffe RCA che schizzano alle stelle in quelle aree. Nelle Regioni del Centro è il Lazio ad avere l’incidenza dei sinistri con frode più elevata e pari a 1,68%, in diminuzione rispetto al 2009 quando era pari a 2,03%. Un andamento determinato dalla città di Roma che nel 2010 registra un decremento di sinistri fraudolenti di oltre il 20%. In linea con la media nazionale è la percentuale dei sinistri con frode nelle Isole: questo valore è pari nel 2010 al 2,37%. In particolare, è la Sicilia a mostrare il valore più elevato (2,84%), mentre la Sardegna presenta un’incidenza molto al di sotto della media nazionale (0,95%). Anche per quanto concerne il fenomeno degli importi risarciti riconducibili a frodi assicurative si nota una significativa differenza a livello territoriale: nel Sud la percentuale si avvicina al 7%, mentre nel Centro e nel Nord è intorno all’1%.
NUOVE REGOLE – Resta da vedere se la Legge liberalizzazioni voluta dal Governo Monti farà calare le tariffe Rca, grazie alla guerra dichiarata alle frodi: in quest’ottica va vista la scatola nera, nonché il rimborso delle lesioni fisiche lievi solo in seguito a esame strumentale (una radiografia nel caso del colpo di frusta). L’Esecutivo dei tecnici si aspetta parecchio in termini di calo dei prezzi RCA, ma a decidere saranno le Assicurazioni, sulla base dei costi dei rimborsi.
Fonte: SicurAuto (Articolo originale)
Ultima modifica il Giovedì, 23 Agosto 2012 05:55
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Diventa più facile ottenere il risarcimento danni per i sinistri stradali causati da lavori in corso. La Cassazione interviene infatti (23 luglio 2012 n. 12811) con dettagli che distinguono il tipo di lavori e di cantiere, nonché le caratteristiche dell’appalto che modifica la strada. Nel caso esaminato, risalente al 1989, si discuteva di tubi e cavi collocati nel sottosuolo, in un’area completamente delimitata: il principio applicato è che l’omessa segnalazione, l’imprevedibilità del trabocchetto genera responsabilità del solo appaltatore (o subappaltatore) che ha eseguito o i lavori e ne è custode. Se invece durante i lavori l’area continua a essere utilizzata per la circolazione, rispondono dei danni sia l’appaltatore che l’ente proprietario della strada. Per giungere a questa conclusione, la Cassazione ricorda che in tema di appalto vige il principio secondo cui l’appaltatore (o il subappaltatore) opera in piena autonomia, a proprio rischio, specialmente se il committente non si ingerisce nei lavori con direttive vincolanti.
Ultima modifica il Giovedì, 26 Luglio 2012 15:40
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