De Castries: la joint-venture con Mps va bene, ma non ci basta. Aspettiamo solo buone opportunità. Nessun rischio sistemico. L’Italia? È uno dei nostri Paesi strategici. La moneta unica sopravviverà, ma i nostri scenari prendono in considerazione tutte le ipotesi, compreso un suo possibile default. Il sistema assicurativo è solido, e non presenta i rischi di una crisi sistemica.
Oltre 86 miliardi di euro di premi, mille miliardi di attivi in gestione nel 2011 e più di cento milioni di clienti in cinquantasette Paesi, fanno di Axa uno dei leader mondiali del settore. È fra i primi cinque operatori in molti Paesi europei e sta crescendo molto velocemente in alcuni fra quelli a più elevato potenziale. In quest’intervista a CorrierEconomia, il numero uno Henri de Castries (nella foto), presidente e ceo di Axa, fa il punto sulle strategie del colosso francese.
Come valuta il mercato assicurativo italiano?
«In modo molto positivo: è un mercato sano, dove vi è una buona concorrenza con le altre compagnie. Il governo Monti sta facendo un ottimo lavoro e le riforme strutturali che sta realizzando creano buone opportunità di crescita per il settore. L’Italia ha un importanza strategica per il gruppo Axa».
È soddisfatto dei risultati ottenuti dalla vostra filiale?
«Axa assicurazioni ha realizzato nei mesi scorsi un’ottima ristrutturazione sotto la guida dell’amministratore delegato Andrea Rossi: la qualità della rete agenziale e la buona gamma di offerta rappresentano ottime basi per un’ulteriore crescita. Il comparto danni e l’Rc auto registrano risultati positivi, anche se la legge Bersani sul bonus malus ha distorto il mercato».
Come sta andando la joint-venture varata cinque anni fa con il Monte dei Paschi di Siena?
«In modo soddisfacente, anche se c’è ancora un enorme potenziale di crescita che possiamo cogliere nel nuovo piano industriale della banca. Abbiamo un ottimo rapporto con il top management di Mps e il nuovo presidente Alessandro Profumo è un mio buon amico».
In Italia non avete una quota di mercato in linea con quella detenuta negli altri paesi: pensate ad acquisizioni?
«In Italia vogliamo crescere: la joint venture con il Monte dei Paschi, del resto, ci ha permesso di rafforzare notevolmente la nostra posizione. Le acquisizioni, però, sono un’opportunità e non un dovere, e noi abbiamo pazienza: le realizzeremo se, e quando, si presenteranno buone opportunità».
Il nome di Axa è fra quelli che si fanno per l’acquisto dei rami di azienda di Fondiaria Sai, se dovesse realizzarsi la fusione con Unipol…
«Come sempre in situazioni del genere dico solo che chi vivrà vedrà».
Nel 2011 in Italia il settore vita ha subito un pesante calo della raccolta…
«In questa fase, in Italia come negli altri Paesi, il comportamento dei risparmiatori è guidato dalle preoccupazioni sulla tenuta dell’euro: non sorprende, quindi che tendano a investire il più possibile in liquidità. Quando questi timori si saranno ridotti assisteremo a un’inversione di tendenza, ma ci vorrà del tempo prima che questo avvenga».
Giudica possibile un crollo dell’euro?
«È uno scenario che riteniamo altamente improbabile. Nella remota ipotesi avrebbe un costo enorme ma potremmo farvi fronte con le nostre risorse, senza dover fare aumenti di capitale».
Avete ridotto la vostra esposizione sull’Italia?
«Non abbiamo rinnovato titoli governativi che andavano a scadenza, ma non abbiamo venduto gli altri che avevamo in portafoglio».
Come giudica i risultati del gruppo nei primi tre mesi del 2012?
«Sono sostanzialmente in linea con le previsioni: abbiamo raccolto 28 miliardi di euro, l’1,8% in più rispetto al primo trimestre dell’anno scorso, con un incremento del 5% nei rami danni, dello 0,4% nel vita e una flessione del 7% nell’asset management, a causa del calo delle commissioni di gestione. Axa è leader mondiale nel vita e, a seconda dei parametri, al secondo o terzo posto nei rami danni».
Quali sono i mercati più promettenti?
«Turchia, Messico e alcuni mercati dell’Asia, dove tre mesi fa abbiamo acquisito il settore danni di Hsbc. In queste aree stiamo crescendo molto bene, ma vi sono buoni spazi di sviluppo anche nei mercati maturi, in alcune nicchie come nelle polizze long term care, assistenza di lunga durata, e la vendita attraverso telefono e Internet».
Come vede la situazione e le prospettive del mercato assicurativo internazionale?
«A differenza di quanto avviene per quello bancario, non è soggetto a un rischio sistemico. Il colosso americano Aig è fallito non per il business assicurativo, ma per l’attività finanziaria».
La tendenza alla concentrazione è destinata a proseguire?
«Non credo che i grandi gruppi potranno continuare a crescere attraverso acquisizioni, anche perché le autorità di vigilanza non sono così favorevoli e il quadro normativo non è abbastanza chiaro e stabile».
Autore: Roberto E. Bagnoli – CorrierEconomia (Articolo originale)
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